Specificità Dell’allenamento Dell’equilibrio

Specificità Dell’allenamento Dell’equilibrio

L’equilibrio può essere definito come la capacità di mantenere il centro di gravità all’interno della base di appoggio e si basa su un feedback rapido e costante dei sistemi visivo, vestibolare e propriocettivo per generare risposte muscolari.

Un equilibrio scarso potrebbe compromettere una varietà di prestazioni motorie durante tutto l’arco della vita, dall’apprendimento delle capacità motorie nei bambini allo svolgimento sicuro delle attività quotidiane negli anziani.

Gli obiettivi dell’allenamento dell’equilibrio vanno dal miglioramento delle prestazioni sportive alla prevenzione e riabilitazione degli infortuni, nonché alla riduzione del rischio di cadute negli anziani. A questo proposito, una delle domande fondamentali che ha guidato di recente la ricerca sull’allenamento dell’equilibrio è stata se esistesse una trasferibilità della prestazione ad altre situazioni di equilibrio instabile che non erano state allenate specificatamente.

Il trasferimento della prestazione è stato definito capacità di applicare conoscenze, competenze o principi appresi in un contesto ad uno nuovo o diverso. Tuttavia, sebbene le somiglianze tra due compiti motori facilitino la trasferibilità, l’entità del trasferimento in compiti di equilibrio non allenati dopo un suo allenamento è ancora dibattuta.

Alcuni studi hanno indicato che gli adattamenti sono altamente specifici del compito e dipendenti dal contesto, e gli effetti di trasferimento ad altri compiti di equilibrio non possono in genere verificarsi. Al contrario, in letteratura, l’equilibrio è stato spesso inteso come un’abilità generale, senza differenziare tra condizioni di equilibrio statico e dinamico. Di conseguenza, l’equilibrio è stato spesso misurato prima e dopo un protocollo di allenamento utilizzando test funzionali (ad esempio, posizione su una gamba, Berg Balance Scale e Timed Up-and-Go), che erano per lo più generici e non correlati agli obiettivi dell’allenamento. In questo contesto, nonostante i noti benefici dell’allenamento dell’equilibrio, c’è ancora una lacuna nelle conoscenze sugli effetti del trasferimento delle prestazioni a compiti di equilibrio non allenati.

Inoltre, l’allenamento aumenta la capacità di eseguire un compito in modo accurato senza esercitare la massima attenzione. Di conseguenza, l’allenamento dell’equilibrio potrebbe anche ragionevolmente portare all’automaticità dei compiti allenati. Infatti, sebbene il mantenere l’equilibrio sia solitamente senza sforzo, il controllo posturale potrebbe richiedere un grado maggiore di investimento cognitivo volontario quando i compiti sono nuovi e impegnativi.

Con il progredire dell’allenamento, l’automaticità dovrebbe aumentare, coinvolgendo minori risorse attentive sul compito motorio. Questa dinamica tra controllo attentivo e automaticità può essere valutata con metodi come il Sample Entropy che quantifica la regolarità e la complessità dei movimenti del corpo (SampEn, assegna un valore ad una serie temporale, riflettendone la complessità; valori SampEn più bassi indicano modelli più regolari o prevedibili, mentre valori SampEn più alti indicano maggiore casualità o complessità); o la Stabilogram Diffusion Analysis (SDA), metodo utilizzato per studiare il controllo posturale analizzando le traiettorie del centro di pressione (COP) durante la stazione eretta tranquilla.

Nello studio di Rizzato et al. (J Appl Physiol (1985). 2025 Mar 1;138(3):761-773. doi: 10.1152/japplphysiol.00695.2024), gli autori hanno indagato l’equilibrio dinamico confrontando le prestazioni di equilibrio e i meccanismi di controllo posturale di giovani adulti impegnati in compiti di equilibrio dinamico specificamente allenati o no. In particolare, lo studio ha analizzato se un allenamento di quattro settimane su di una tavola instabile potesse aumentare le prestazioni di equilibrio, trasferire questa capacità ad un compito simile ma più impegnativo e ad un compito diverso e non allenato (una perturbazione inaspettata della base di appoggio). Secondariamente, mirava a comprendere, attraverso analisi non lineari del CoP (tramite SampEn e SDA), se l’allenamento dell’equilibrio potesse modificare i meccanismi di controllo posturale, aumentando l’automaticità.

Sono stati selezionati trentaquattro giovani adulti (F = 14; media ± DS: 28,17±3,95 anni; 68,55±10,47 kg; 1,73±0,07 m). Un criterio di esclusione era una pratica precedente con superfici instabili.

I soggetti sono stati divisi in modo casuale in due gruppi, uno di allenamento (TR, N = 17; F = 7) e uno di controllo (CTRL, N = 17; F = 7), che non ha non svolto alcun allenamento per l’equilibrio.

I soggetti si sono allenati per tre giorni non consecutivi a settimana, sotto la supervisione di uno dei ricercatori. Il TR si è allenato per 12 sessioni totali da 30 minuti ciascuna. Ogni sessione iniziava con un riscaldamento standardizzato di dieci minuti, inclusi esercizi di mobilità articolare per gli arti inferiori e una camminata. Alla fine di ogni sessione, è stato eseguito un defaticamento di cinque minuti con esercizi di stretching.

Il nucleo centrale dell’allenamento consisteva in esercizi di equilibrio su tavola instabile (lunghezza: 50 cm; larghezza: 50 cm; altezza: 9 cm; raggio: 10,94 cm). La tavola instabile ruotava lungo un singolo asse tramite un semicilindro, che consentiva una rotazione di 16° anteriormente e posteriormente. Tutti i soggetti si sono allenati sui compiti di equilibrio richiesti, progredendo gradualmente nell’arco di quattro settimane attraverso livelli di difficoltà crescente.

In particolare, gli esercizi variavano in base all’appoggio dei piedi sulla tavola (standard, ampio, divaricato su piano sagittale), posizione degli arti superiori (liberi, mani alle anche, abdotti e incrociati davanti al petto), piegamento degli arti inferiori (mezzo squat o estesi) e comportamento della tavola (mantenere l’equilibrio, toccare il suolo o solo sfiorarlo). Ogni sessione era formata da dodici serie (3 per ogni variante) della durata di 30 s con 30 s di recupero.

All’inizio dello studio (T0) e dopo 4 settimane (T1), sia il gruppo TR che quello CTRL sono stati sottoposti ad una sessione di valutazione, consistente in test di equilibrio in quattro condizioni diverse: 1) statico (ST), in cui ai soggetti è stato chiesto di rimanere in posizione eretta, con le braccia lungo i fianchi, e di fissare un riferimento posto di fronte a loro a 80 cm di distanza; 2) su tavola instabile livello facile (EL, easy level, caratteristiche della tavola: lunghezza: 50 cm; larghezza: 50 cm; altezza: 9 cm; raggio: 10,94 cm ) e su una tavola instabile livello difficile (HL, hard level; lunghezza: 50 cm; larghezza: 50 cm; altezza: 9 cm; raggio: 7,58 cm), in cui i soggetti dovevano stare in piedi sulla tavola instabile con la loro posizione preferita dei piedi. Ai soggetti è stato chiesto di mantenere la tavola parallela al terreno il più possibile senza muovere i piedi dalla loro posizione originale, mantenendo le mani sui fianchi per tutta la durata del test per evitare azioni di controbilanciamento. La tavola instabile è stata posizionata su di una piattaforma dinamometrica per calcolare la traiettoria del CoP. La tavola instabile EL utilizzata durante le misurazioni (vale a dire, T0 e T1) era la stessa utilizzata durante il programma di allenamento. Al contrario, i soggetti hanno utilizzato quella HL solo durante i test. Sono state eseguite cinque prove di 30 s ciascuna con 60 s di recupero per entrambe le tavole instabili EL e HL.

Infine, è stata eseguita una prova di equilibrio durante una perturbazione improvvisa della base di appoggio, utilizzando una piattaforma mobile a motore, controllata tramite software, che consentiva di programmare perturbazioni inaspettate della base di appoggio, agendo sull’ampiezza dello spostamento (mm, direzione antero-postreior) e sulla sua velocità (mm/s). Anche per questa prova, ai soggetti è stato chiesto di stare naturalmente in piedi sulla piattaforma mobile con le braccia lungo i fianchi e di fissare un riferimento posto a 80 cm di fronte a loro. Tutti i test di equilibrio dinamico sono stati eseguiti nella direzione antero-posteriore.

I parametri analizzanti per la prova statica sono stati la traiettoria del CoP, in particolare l’Area95 (l’area dell’ellisse del 95° percentile misurata in cm2) e la MeanVelocity (la lunghezza del percorso per unità di tempo, ovvero la velocità media in cm/s). Questi parametri sono rappresentativi della prestazione di equilibrio (ovvero, più piccola è l’Area95, migliore è la prestazione) e dell’efficienza del controllo posturale (ovvero, più bassa è la velocità del CoP, più efficiente è il controllo posturale). I parametri CoP sono stati mediati tra le cinque prove.

Per le prove dinamiche, è stato usato un sensore inerziale che ha permesso di calcolare l’angolo di rotazione della tavola instabile; quando la tavola era parallela al pavimento, l’angolo era di 0°. I valori dell’angolo positivi e negativi indicavano rispettivamente rotazioni in senso orario o antiorario. Sono stati calcolati tre parametri: equilibrio completo (FB), equilibrio fine (FiB) ed equilibrio grezzo (GB). L’FB è l’integrale della curva tempo-angolo e rappresenta un indice delle prestazioni posturali complessive; il FiB è il tempo trascorso tra +5° e −5°, che rappresenta un indice di regolazione fine negli aggiustamenti nell’equilibrio; il GB è il tempo trascorso tra +10° e −10° come indice di regolazione grezza negli aggiustamenti nell’equilibrio.

I risultati hanno mostrato miglioramenti nel TR da T0 a T1 nelle prestazioni di equilibrio per i parametri FB (P < 0,001), FiB (P < 0,05) e GB (P < 0,01) sulle tavole EL e HL.

Il TR ha mostrato una prestazione di equilibrio leggermente migliore nel compito basato sulla perturbazione, migliorandosi significativamente solo in uno dei cinque parametri testati (cioè, nel First Peak , differenza tra il picco massimo raggiunto dal CoP dopo l’inizio della perturbazione e il valore medio dello spostamento antero-posteriore del CoP prima della stessa). Quindi, nel compito basato sulla perturbazione, solo la risposta iniziale del CoP conseguente alla perturbazione è migliorata dopo l’allenamento (P < 0,01).

SampEn e SDA hanno rivelato un aumento dell’automaticità (P < 0,05) ed efficienza (P < 0,05) del controllo dell’equilibrio nei compiti EL e HL dopo l’allenamento.

In conclusione, l’allenamento dell’equilibrio ha portato a adattamenti e miglioramenti altamente specifici per il compito, che possono essere trasferiti tra compiti di equilibrio funzionalmente simili.

Le strategie posturali apprese durante l’allenamento sembrano difficilmente trasferibili ad un diverso compito, come un’inaspettata perturbazione della base di appoggio.